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Persecutorio
O dell'abiura del lettore

15.12.2005

TRASFERIMENTO

Casa nuova: Nuovo blog: http://persecutorio.iobloggo.com

scritto da Persecutorio alle ore 15:34:16
[Categoria :: ]

13.12.2005

lo spam non ammette ignoranza

 
Ai lettori di questo blog:
non aprite i commenti ai post, perché l'ultima ondata di spam è particolarmente perniciosa e richiederà l'intervento di excite. Son cose tristi, lo so. Se qualcuno avesse dei suggerimenti, o volesse semplicemente continuare a frequentarmi, può farlo via mail (quella è ancora funzionante): persecutorio@excite.it
 
Grazie. E come si dice scusate per il disagio. 

scritto da Persecutorio alle ore 11:35:15
[Categoria :: ]

09.12.2005

tre sono le cose misteriose... o quattro?

 

Mi tocca fare anche una premessa. Ok. Premesso che tra i mescolatori di generi- a cui capita di scrivere frasi del tipo ali di angeli che danzano sulla capocchia di uno spillo (pag.113 di Tre sono le cose misteriose, per descrivere  il brusio che il protagonista sente nellauricolare infilata nel suo orecchio)-, il friulano (e consulente legale di una banca) Tullio Avoledo mi sta molto simpatico, debbo smentire la recensione apparsa su TTL di Tre sono le cose misteriose che terminava così: una prova senza inciampi. Eh, no. Un inciampo cè, se mi passate la cacofonia della perentoria affermazione. A pag. 46 del libro il protagonista, un sostituto procuratore minacciato costantemente dal pericolo di un attentato, si mette in poltrona, davanti a una grande finestra che dà sul giardino. A quanto pare quella grande finestra fa ammattire il responsabile della sicurezza, tal Victor. Difatti leggiamo subito dopo:

 

- Come posso garantire la vostra sicurezza con una finestra del genere? Lasciate almeno chiuse le tende-

- Relax, Victor. Guarda fuori. Non cè nesun posto da cui potrebbero sparare-

 

La situazione sembra chiara: il protagonista vuole contemplare il giardino attraverso la grande finestra, e Victor è preoccupato perché sa che questo desiderio comporta un rischio che sarebbe meglio non correre. Però subito dopo, cimbattiamo in un passo dal senso completamente opposto:

 

- Come mai un tecnico del suono aveva la casa coi vetri antiproiettile?- gli ho domandato, il primo giorno che siamo entrati qui.

Victor ha sorriso. Non li aveva-

- E le persiane blindate?-

- Quelle cerano già. Perché credi che abbiamo scelto questa casa?-

()

- Mi domandavo se i vetri sono sicuri. Sai cosa voglio dire-

()

(Victor) Ci ha pensato su un bel po, immagino facendo i suoi calcoli a mente. Ha guardato le montagne. Ha studiato il vetro. Poi ha risposto:  - Sì. Sono sicuri-

 

Dunque a pag. 46 i vetri non sono sicuri, mentre a pag. 47 i vetri sono ipersicuri- antiproiettile e con le persiane blindate. Il bello è che il secondo dialogo è unanalessi. Nella fabula del libro (cioè negli eventi disposti cronologicamente) pag.47 viene prima di pag.46. Quindi non cè dubbio che se Victor riteneva sicure le finestre il primo giorno- e non abbiamo informazione che siano intervenute modifiche-, è semplicemente assurdo che se ne lamenti in seguito. In narratologia, questo sarebbe un colpo mortale (un attentato?) inflitto alla sospensione dellincredulità da parte del lettore. Come posso credere alle vicende raccontate se cè unincongruenza simile? Ora, per fortuna io do un peso relativo alla sospensione dellincredulità. Di solito leggo credulo e incredulo allo stesso tempo, sto con il piede in due scarpe, e vi assicuro che per il resto la storia è molto accattivante.

 

scritto da Persecutorio alle ore 19:04:02
[Categoria :: ]

21.11.2005

o la vita o la borsa!

 

Vivo in una landa disperata, ormai. No, non è una canzone dei Doors. E neanche una brutta poesia di Cesare Pavese. E la brulla realtà. Succede la sera, quando più volentieri mi dedico alla lettura di qualche buon libro. Libri Adelphi, ovvio. Cosaltro potrebbe leggere uno che è talmente snob da disprezzare il ragionamento logico-deduttivo, prediligere i racconti brevi, congegnare un blog con i commenti color madreperla su sfondo grigiolino? Mi avvicino alla mia copia de La gaia Scienza di Friedrich Nietzsche, cerco il segno, vado alla pagina giusta. Purtroppo, non riesco a finire neanche una riga. Devo posare il libro, e mettermi alternativamente a ridere e a piangere. Vivo in questo stato da quando ho saputo, da quando il mio libraio di fiducia voleva addirittura regalarmela. Va bene, ultimamente hanno sbagliato qualche titolo, faticano a svecchiare il catalogo perché non hanno mai avuto una politica editoriale per autori vivi, però Adelphi non può dare del tu al merchandising.  

scritto da Persecutorio alle ore 18:44:08
[Categoria :: ]

03.10.2005

capolavoristi e non. io non.

 

Vera di Villiers de lIsle Adam (dalla raccolta Il racconto fantastico francese, a cura di Ludovica Cirrincione dAmelio) è un vero e proprio campionario di cosa sintendeva per Amore & Morte in epoca tardo romantica. E la storia di un conte che trionfa sulla morte oggettiva della propria sposa semplicemente perché si convince che sia ancora viva. Dopo il funerale, il conte torna nel suo castello e fa la seguente dichiarazione alla servitù: stasera siamo sfiniti dalla stanchezza, la contessa ed io. A parte il fatto che è un racconto fantastico puro (secondo la definizione di Todorov), ho particolarmente apprezzato certi passaggi leziosi, di gusto tipicamente ottocentesco: Barcollando salì la bianca scalinata che conduceva a quella stanza in cui, quella stessa mattina, aveva deposto in una bara di velluto e avvolto di violette, in un mare di battista, la sua dama di voluttà, la sua pallida sposa, Vera, la sua disperazione.

 

Mi piace  o non mi piace, ve lo consiglio o non ve lo consiglio, queste sono le uniche categorie critiche alle quali mi appello, e delle quali mi servo. Prendetemi pure come il vostro critico rudimentale di riferimento. Restando in ambito romantico e francese e ottocentesco e fantastico, e se si vuole anche rudimentale, ecco unimpareggiabile descrizione di Guy de Maupassant tratta dalla prefazione di una vecchia antologia (per chi non lo sapesse, Maupassant è uno tra i più grandi scrittori di racconti, e anche uno tra i più prolifici; arrivò a scrivere circa trecento novelle in circa dieci anni di attività). Dedicato a questo berciare continuo, sulle pagine culturali dei giornali come sui blog libreschi, da cui bisogna in tutti i modi tenersi alla larga. Questione di igiene (anche, se volete, mentale).

 

Zola, Daudet, Turgenev, non riconoscevano in lui una particolare abilità nel conversare, né una cultura profonda, ma solo una buona preparazione sportiva e fisica.  

 

scritto da Persecutorio alle ore 00:38:56
[Categoria :: ]

05.08.2005

consuntivo dell'estate

 

Eutanasia della critica di Mario Lavagetto.  96 paginette in cui da Croce a internet si cerca faticosamente di stabilire cosè la critica letteraria. Lavagetto pare indicare un giusto mezzo tra la critica che si occupa solo dei significanti (presunta scientifica) e la critica che vuol arrivare a carpire lombra del testo (presunta emozionale). Lo sbaglio di Lavagetto è gridare alla morte della critica. A mio avviso, dovrebbe essere un peana. Nel senso che la critica non può morire semplicemente perché non è mai nata (suggestione ampiamente confermata dalla microstoria dellultimo secolo di critica che Lavagetto delinea). La critica, soprattutto una buona e giusta e nuova critica, deve essere sempre sul punto di nascere. E questo il suo limite e la sua forza. Non ha gli strumenti per darsi come sistema onnicomprensivo, e si basa giocoforza  sulle intuizioni (anche di metodo, anche di strumenti) di alcune intelligenze e/o sensibilità. Questo è quanto. E, con buona pace dei tromboni accademici, chiacchiera sui libri e si può stare certi che in questottica darà ancora per lungo tempo lillusione di nascere. La chiacchiera- versione provocatoria della parola discorso-, è uno dei modi che gli uomini hanno per sentirsi vivi. Pertanto, finché si leggeranno libri si parlerà di libri. Come si parla di tutte le altre attività che gli esseri umani svolgono (e spesso praticano al solo scopo di poterne parlare).   

 

Copyleft, unantologia di testi letterari selezionati con un criterio curioso: sono stati inseriti racconti di autori non per affinità tematiche o stilistiche, ma bensì per un credo ideologico. Sostanzialmente gli antologizzati credono nel libero scambio dei saperi, e quindi usano le loro opere per porre il problema dei diritti dautore e del tradizionale copyright. I racconti sono messi quasi in secondo piano rispetto al progetto che li riunisce (inutile quindi entrare nel merito delle singole prove, tra le quali mi fa comunque piacere segnalare La lapa di Mauro Mirci, ovvero parole-di-sicilia-Maurì).  Il paratesto- la quarta di copertina e lintervista a Wu Ming 2 sul significato e le finalità del copyleft- non fanno altro che confermare il disorientamento. 

 

 

Con orgoglio, parlo dellunico premio letterario nazionale che io conosca riservato alle raccolte di racconti. E il premio Montà dAlba (giuria tecnica presieduta da Giovanni Tesio e Guido Davico Bonino), arrivato alla sua diciannovesima edizione. In tempi non sospetti, avevo segnalato due dei tre libri che sono arrivati in finale: Arcangelo di Fabrizia Ramondino (Einaudi) e Il piede nel letto di Luca Ricci (Alacran). Il terzo libro è Tutto quello che posso di Giordano Meacci (Minimum fax). La finale è il 4 settembre, a Persecutorio la vittoria morale

 

scritto da Persecutorio alle ore 20:35:27
[Categoria :: ]

28.07.2005

per una nuova intransigenza letteraria

 

Spesso e volentieri chi pubblica letteratura (soglia minima e fallace per distinguere scriventi da scrittori), viene accusato alternativamente di essere troppo presuntuoso o troppo modesto. Prendiamo un esempio tipico: la presentazione-del-tuo-nuovo-libro. Colpisci il microfono con lindice, ti schiarisci la voce, prendi un respiro e cominci a parlare. Sbaglierai comunque. Sarai troppo presuntuoso o troppo modesto. Non cè modo di risultare presuntuosi o modesti al punto giusto. E questo è imputabile essenzialmente a una ragione: il pubblico che si reca a una presentazione di un libro di solito vorrebbe fregarti il posto. Le presentazioni dei libri sono fatte da uno scrittore che presenta e da altri scrittori o aspiranti tali che si spacciano per lettori disinteressati. Ma linvidia non spiega tutto. Il problema di fondo è linguistico. Del resto, si sa, le parole sono ambigue. Certi pensano che sia una ricchezza, altri invece che sia un limite. Di sicuro, uno scrittore che scrivesse un libro di una sola parola rischierebbe di essere frainteso. Così, per spiegare una parola occorre unaltra parola, e questa spiegazione prosegue finché lo scrittore, utilizzando il numero di parole che ritiene opportuno, non è convinto di essersi fatto capire. Ma sto divagando. Uno scrittore non è mai presuntuoso o modesto. Figuriamoci troppo presuntuoso o troppo modesto. Queste due parole sono la versione negativa di altre due, che lo scrittore non solo ha il diritto, ma il dovere di attribuirsi.

- Sei troppo presuntuoso!-

- No, sono ambizioso-

- Cioè?-

- Prima di scrivere mi prefiggo scopi alti, altissimi Spesso irraggiungibili-

- Adesso sei troppo modesto-

- No, sono umile-

- Cioè?-

- Quando scrivo divento pratico e mi rimbocco le maniche Penso al bene del lettore e aggiusto la psicologia di un personaggio, verifico il funzionamento della trama, tolgo un avverbio superfluo-

 

scritto da Persecutorio alle ore 02:18:46
[Categoria :: ]
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